I candidati saranno più facili da attrarre proprio perché esistono sul mercato meno proposte alternative.
Va aggiunto che molto spesso, in tali situazioni di criticità economiche, la qualità dei candidati può essere anche più elevata.
Infatti oltre ai candidati tradizionali in cerca di lavoro ci sono sul mercato anche coloro che sono stati licenziati o “mandati” in cassa integrazione magari per via di fusioni o acquisizioni quale diretta conseguenza della crisi economica, e tra i quali è possibile trovare persone di talento.
Altra importante constatazione è l’indebolimento dell’immagine istituzionale e dell’employer brand di molte aziende che, impaurite dalla crisi, commettono il grave errore di licenziare su larga scala il proprio personale con un conseguente effetto mediatico negativo. A tutto vantaggio di quelle aziende che con attenzione e prudenza hanno saputo o mantenere l’occupazione dei propri dipendenti cercando altre soluzioni alternative alla crisi oppure hanno saputo rendere meno “rumoroso” il trauma del licenziamento magari controllandone l’entità oppure semplicemente grazie ad accurati piani di incentivazione all’uscita.
La capacità dell’azienda di difendere le proprie politiche di recruiting anche in fase di recessione consentirà di godere di un vantaggio competitivo molto più forte quando la recessione sarà finita (exploding out the box).
In ultimo, in fase di recessione molte aziende hanno l’opportunità di rafforzare le proprie politiche di assunzione migliorandone la pianificazione e controllandone meglio il rendimento in termini di ROI. Ma anche la possibilità di “virtualizzare” di più le proprie politiche di recruiting ed employer branding (Virtual Employer Branding) attraverso l’utilizzo dei social network e/o di tecnologie web-based che sono sicuramente più efficaci ed a basso costo.
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